giovedì 23 aprile 2015

Sensazionale!!!!

Speriamo che qualcosa di buono possa emergere dal mio dimenticato e isolato Molise! Grazie a tutti i ricercatori e, sicuramente sarò la prima ad utilizzare il farmaco estratto da questa pianta.:)

La pianta dei nonni del Molise 
che aiuta a combattere i tumori
L’Istituto superiore di sanità brevetta l’estratto di prunus come integratore della chemioterapia: inibisce la crescita di cellule cancerogene. In vendita con ricetta
di Margherita De Bac
Prunusp
Le industrie sfornano farmaci innovativi, capaci di cambiare il corso di malattie tumorali finora ritenute imbattibili, risultato di ricerche costate centinaia di milioni. Dalla natura arriva un aiuto, meno rivoluzionario ma molto meno caro. Il prunus , una pianta che cresce soprattutto in Molise: il prugno, dai frutti blu, trasformato in prelibato liquore dai produttori locali, il grignolino. Se non fosse per l’autorevolezza del centro che ne ha scoperto e provato con una sperimentazione le proprietà, potrebbe sembrare uno dei tanti elisir anticancro forieri soltanto di illusioni. Invece la notizia è dell’Istituto superiore di sanità. Il medicinale, già brevettato, sarà in vendita a giugno, pronto per essere utilizzato come integratore della chemioterapia. In combinazione con una particolare miscela di aminoacidi, i costituenti essenziali dei nostri tessuti, si è dimostrato efficace nei test nell’inibire la crescita delle cellule cancerose fino al 78 per cento. 

La pianta
Il nome della pianta amica è Prunus spinosa trigno . Del composto ha parlato durante il quarto congresso internazionale di medicina biointegrata la ricercatrice Stefania Meschini, autrice di uno studio in via di pubblicazione: «È ricco di antiossidanti e può contrastare la proliferazione tumorale. In laboratorio l’estratto riesce a ridurre le cellule prese da pazienti con neoplasie a polmone, colon e cervice uterina. Da solo non aveva effetti e allora abbiamo aggiunto aminoacidi, vitamine e minerali». In estate andrà in vendita: la prospettiva è ottenere un farmaco e allargare l’impiego, sperando di scoprirne l’attività di contrasto in altri tipi di tumore. 

In vendita a 20 euro con ricetta medica
Secondo Meschini la sua azione è molto rapida. La distruzione delle cellule maligne avviene in ventiquattr’ore. Franco Mastrodonato, presidente della Società italiana di medicina biointegrata (Simeb) è fiducioso circa le potenzialità terapeutiche dell’arbusto: «Non è tossico. Il composto è già stato registrato al ministero della Salute. Il prezzo sarà contenuto: 20 euro». Lo studio sarà presentato alla comunità scientifica il 25 giugno durante l’Expo in un convegno sulle cure oncologiche integrate. Ricetta del medico obbligatoria. «I rimedi naturali sono ottimi alleati - dice Paolo Marchetti responsabile dell’oncologia del Sant’Andrea a Roma -. Tutto ciò che migliora la qualità della vita dei pazienti è benvenuto. I malati ci riferiscono di trarre beneficio dall’uso di piante come il Visco aureum e l’ Aloe vera . Andrebbero studiati a fondo». 



mercoledì 22 aprile 2015

A domanda rispondi...???!!!






Ai "grandi" del mondo...

Ma che colpa ho?

Che colpa ho se il giorno della nostra partenza dal
cielo siamo stati mandati in posti diversi sulla terra,
Che colpa ho se il mio si chiama Africa.

Che colpa ho se il giorno del mio arrivo sono stato
ricevuto da un allevatore di bestiame anziché
da un ginecologo,
Che colpa ho se la mia sala parto si chiama
campo profugo.

Che colpa ho se i primi suoni che ho sentito nella vita erano quelli di bombe, mitra e fucili,
Che colpa ho se la prima parola che ho imparato
è stato 'nemico'.

Che colpa ho se per dissetarmi devo fare dei buchi
nella terra per cercare qualche goccia d'acqua,
Che colpa ho se per sfamarmi devo aspettare il giorno
fortunato in cui qualche pannocchia e fagioli vengono lanciati da un aereo amico.

Che colpa ho se i miei giocattoli sono proiettili, bombe a mano e mine inesplose,
Che colpa ho se l'unica giostra che conosco si
chiama 'bunker'
Che colpa ho se i miei amici inseparabili si chiamano dissenteria, malaria e colera. Gli amici che fanno di tutto per non lasciarmi solo neanche per un giorno.
Che colpa ho se la parola vaccino per me esiste solo
nelle favole.

Che colpa ho se mi hanno convinto che per vivere
qualcuno (il nemico) deve morire da qualche altra parte.
Che colpa ho se nonostante la mancanza di cibo
e d'acqua sono 'cresciuto' molto in fretta ugualmente, diventando un adulto solo a quattro anni.
Che colpa ho se io sono un bambino africano!!!
blessing sunday osuchukwu - tratto da "Le lacrime degli angeli"


sabato 21 marzo 2015

Gesù o Barabba?

Sono tante le notizie di cronaca, terribili e incommentabili da parte mia, che ogni giorno i media ci vomitano addosso, tanto che verrebbe voglia di spegnere tutto, non ascoltare e leggere niente più, perché sono cronache che incutono solo paure e panico nella mente delle persone. Ci sono però alcune notizie che, più di altre, in questi ultimi giorni, hanno attirato la mia attenzione: quella relativa alla legge anticorruzione,  e i quattro milioni di italiani che usano la raccomandazione come routine quotidiana..
Mi chiedo: è lecito rubare in Italia? Pare proprio di si, visto che è da ben 700 giorni che la legge anticorruzione è ferma al Senato. Non interessa a nessuno curare il male. Perché è incurabile. Siamo così noi italiani: una pacca sulla spalla, un tira a campà, un lascia il mondo come sta, un volemose bene, una mano lava l’altra e via corrompendo. E in questo magna magna generale c’è chi s’indigna, perché vorrebbe esserci lui tra i magnaccioni e chi giustifica, lascia correre perché nel suo piccolo, o nel suo grande,  fa lo stesso.
Non c’è un settore, sia pubblico che privato che non è travolto dall’onda della corruttela, il denaro è tentatore piace a destra, a centro, a sinistra, al clero, agli industriali, ai tecnici, ai magistrati,ecc…
Gli esponenti politici del nuovo che avanza dicono sempre che c’è da cambiare e che nulla sarà come prima. Sarà… ma ormai l’etica e la morale sono una pozione magica che andrebbe sì inculcata dalla scuola primaria, ma dai grandi dovrebbe arrivare l’esempio. Chi fa il politico, l’industriale, il sindaco o l’allenatore non può navigare e godere nella sporcizia. E soprattutto non può giustificarsi con un semplice “non ne sapevo niente”, con meschine vie di mezzo, uscite e ritorni di sicurezza o riabilitazioni amichevoli e fraterne. Non si può e non si deve, insomma, essere cacciati dalla porta e rientrare dalla finestra. Non più. Si è toccato il fondo in ogni settore, in ogni campo…ma soprattutto è la morale che ha toccato un fondo putrido e maleodorante. Ma … siamo italiani, il nostro mancato impegno a risolvere la corruzione è genetico, salvo poi stupirci, meravigliarci, esecrare, criticare con ipocrisia “l’andazzo generale”.
E i quattro milioni di italiani che dichiarano di usare la raccomandazione? E certo!... un regalino, in cambio di favori, al dirigente pubblico o al figlio del ministro non si nega mai. In tutte le professioni ci sono la caste e i blasoni familiari che la fanno da padroni….
Tra un po’ sarà Pasqua, poi il Giubileo. Speriamo che tra peccato e confessione, lo Spirito Santo ci dia una mano e, di fronte alla chiama “Barabba o Gesù’”, il popolo scelga quello giusto.



giovedì 19 marzo 2015

A tutti i papa'

Auguri a tutti i papà, a chi lo è stato e a chi non se l'è sentita di esserlo.

Tanti auguri ai papà assenti, a quelli che lo sono stati solo in un certificato, a quelli con i rimorsi e i rancori, a quelli che la vita l’hanno donata ma non sono stati in grado di caricarsela sulle spalle e crescerla... per paura, per irresponsabilità.

Auguri ai papà dalle mani ruvide, quelli “forti” orgogliosi, quelli che non piangono mai, e a quelli che hanno pianto una sola volta nella vita, accompagnando all’altare la propria figlia.

Auguri ai papà dai cuori nascosti, quelli che non dicono mai ti voglio bene ai figli, ma che dentro al loro cuore hanno sempre avuto tanto amore,  quelli che non si “emozionano” mai, ma hanno il cuore tenero come il burro.

Auguri ai papà chiusi in gabbia, quelli che hanno donato la libertà ai propri figli, quelli che oggi sognano di essere liberi, per riscattarsi, perché hanno sbagliato, a quei papà che vogliono esserlo sempre, comunque vada la vita. 

Auguri ai papà stanchi, quelli che tornano tardi, quelli che si spaccano la schiena rinunciando alla compagnia dei propri figli, per necessità, per amore, a quelli lontani dai propri figli, quelli che noi figli li abbiamo visti e sentiti solo con il bacio della buonanotte.

Auguri ai papà che sono diventati nonni, che noi figli abbiamo riscoperto diversi, quasi a non riconoscerli più, e scoprirne in loro, quei lati dolci, quasi estranei. 
Auguri ai papà intelligenti, quelli divorziati, che non hanno rinunciato ad esserlo, che non si sono persi nessun momento, nessuna emozione, per un amore che non è stato. Auguri ai figli dei papà, noi che da figli non li abbiamo mai compresi, e adesso che lo siamo diventati, ne abbiamo capito la figura e il significato. 

Auguri a chi papà non lo è diventato per natura, ma lo è stato lo stesso crescendo un figlio venuto da lontano, a chi non ha visto il colore della pelle, le differenze, a chi ha lottato per esserlo donando amore.
Auguri a chi è papà, e un papà non ce l’ha più, a chi lo bacia attraverso una foto, a chi non ha fatto in tempo a dirgli ti voglio bene, a chi darebbe la vita oggi, per poterci anche solo per un attimo discuterci un po’, confrontarsi, e dimostrargli l’uomo o la donna che è diventato.

Auguri ai papà che sono andati via per sempre, lì oltre le nuvole, a quelli che ci proteggono ancora, a quelli che non hanno avuto la fortuna di vederci crescere, quelli che non vedremo mai spingere un passeggino al parco, auguri a loro, perché pur lontani sentiremo sempre la loro presenza nei nostri cuori.

Auguri a tutti i papà, perché non saranno mai come le mamme, ma il cuore di ognuno di loro verso i figli ha lo stesso amore. 

Auguri, infine, al mio papà che non c’è più, che mi ha dato la vita e  che è sempre con me.

martedì 17 febbraio 2015

Lettera a me stessa...

La mia cara amica Rosalba mi ha inviato questa meravigliosa lettera scaricata da Internet. Lei dice che quando l’ha letta ha pensato subito a me…anch’io ho pensato a lei quando l’ho letta, forse perché è il ritratto della nostra personalità, forse perché abbiamo tante cose in comune, nel bene e nel male…

" Questa lettera va a me stessa…a me che, ogni volta che piango e qualcuno mi chiede cosa sia successo, mi limito a dire che mi bruciano gli occhi. Va a me…
A me, che cerco di sorridere anche quando sembra impossibile, a me che guardo allo specchio e vedo le rughe dell’età, alla mia fottuta sensibilità che mi fotte nel vero senso della parola, perché fa approfittare gli altri di me.
Va a me, al mio essere troppo buona e spudoratamente generosa. Va a me che quando cado trovo sempre la forza di rialzarmi, a me che guardo intorno e vedo tante, tantissime luci, una città colorata… ma poi mi guardo intorno e vedo sorrisi spenti.
Questa lettera va a me, ai miei sorrisi, alle mie lacrime sprecate, alle mie grida, ai miei momenti di pazzie, ai miei momenti noiosi, semplicemente a me stessa. Va a me, che quando devo aiutare gli altri sono un’esperta e quando devo aiutare me stessa, non sono neanche una dilettante.
A me, che trovo sfogo in una stupida sigaretta, a me che faccio l’indifferente e poi dopo piango, a me che quando mi trovo sola mi sento ansiosa perché i miei pensieri mi occupano la mente. A me, che do’ tanto amore alle persone e non vengo mai ricambiata.
A me che sono stata delusa, a me…
Una me che molte volte non riesco ad accettare, ma con la quale sto imparando a convivere, una me che tutti hanno cercato di cambiare, ma che nessuno è riuscito a farlo.
Mi vedo…un passo dal cambiamento, dalla voglia di essere presente a me stessa, ai miei sogni. Ma come tutti i cambiamenti, prima che diventino qualcosa c’è la confusione, la paura, la solitudine.
Ora mi sento persa dentro mille pensieri e parole, ma un giorno tutte queste vite che sto vivendo mi daranno ragione di quello che sono e sarò. Nel ritrovarmi mi sono accorta di aver lasciato qualcosa per strada ma è questo il momento di continuare il viaggio, con prospettive nuove. Non devo aggrapparmi solo al passato, ma devo attingere ora da me stessa, da questo mio presente, doloroso sì, ma ricco di prospettive di me, dei miei sogni, dei miei desideri; ricordo di aver letto da qualche parte: “ i sogni sono mere rappresentazioni dei nostri più reconditi desideri, né via di fuga, sono al contrario strade maestre da percorrere”.
Ascolto me stessa i miei sogni, il gusto del bello che da sempre mi seduce, vela i pensieri dei miei desideri più veri, dei miei ideali, ho certezza che tutto questo non è vano, non è destinato a perdersi per sempre. Sono onde di un mare che non conosce né confini né tempeste e quando lo sconforto sarà più grande dei miei desideri allora mi affaccio alla finestra, guardo quella montagna che ho davanti, ascoltando il suono e godere del suo profumo farmi accarezzare dal vento che soffia leggero, come un giorno…leggeri saranno i miei affanni.
Penso che per ognuno di noi c’è un giardino, fatto di memorie, parole, profumi e suoni, che germoglia di anno in anno, attraverso il nostro cuore.
Quando la vita morde ed il pianto sembra vano, là troverò sempre me stessa e chi mi ama"

Grazie, Rosalba. Tvb


giovedì 22 gennaio 2015

Fino all'ultimo respiro

Te ne sei andata in un pomeriggio nevoso, buio, triste. C’eravamo lasciate da poco alle spalle un 2014 pesante, pieno di avvenimenti che ci avevano fortemente provate, ma che avevano rafforzato il nostro rapporto fatto di intenso affetto e rispetto reciproco. Avevi iniziato il nuovo anno contenta, felice perché ad agosto saresti diventata di nuovo nonna, pronta già a dare tutto l’amore e le attenzioni che già da due anni riversavi senza riserve sulla tua amata nipotina. Ma la vita ha scelto diversamente e così ora io sono qui…il cuore in sospeso e con il nostro ultimo incontro ancora davanti, vivo, presente … spietato, mentre la mente batte e ripete come un mantra:
Tattalina non ci sei più. Non ci sei più. La tua vitalità è morta, il tuo “vivere” è morto
Non puoi parlare, scherzare, ridere, mangiare, perderti nel tuo allegro disordine... non stai più con me
Tattalina non ci sei più. Lo ripeto, non ci sei più. Non vive un “non-corpo”
I giorni passano, potresti stare con me … ci sei, ti sento, ma non ti vedo.. squilla il telefono “ecco, è Tattalina che mi chiama”…suonano alla porta “ecco, è Tattalina che si ferma per un caffè”…devo dire quella cosa a Tattalina”…Tattalina mia bella, quanto mi manchi! Che vuoto hai lasciato nella mia vita…avevo bisogno di te, della tua presenza che mi dava la forza di affrontare con serenità il mio terribile male. Ti guardavo e pensavo “devo farcela, come ha fatto lei, con dignità”… ce l’avevi fatta, eri stata bravissima a sconfiggerlo quel male terribile con forza e volontà … ma il tuo viaggio terreno è stato troncato da uno stupido respiro mancato, ma ti prometto che fino all’ultimo mio respiro ti amerò per tutto quello che sei stata per me.

Ciao, Tattalina. Tvb

giovedì 8 gennaio 2015

A Tattalina..




La morte non è niente  di Henry Scott Holland

La morte non è niente.
Sono soltanto passato nella stanza accanto.
 Io sono sempre io e tu sei sempre tu.
Quello che eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.
Chiamami con il nome che mi hai sempre dato,
non cambiare tono di voce, non assumere un’aria solenne o triste.
Prega, sorridi, pensami!...
La nostra vita conserva tutto il significato che ha sempre avuto:
 è la stessa di prima,
 c’è una continuità che non si spezza.
 Perché dovrei essere fuori dai tuoi pensieri e dalla tua mente,
 solo perché sono fuori dalla tua vista?
Ti sto aspettando, solo per un attimo,
in quel posto più vicino, proprio dietro l’angolo.
Rassicurati, va tutto bene.
Asciuga le tue lacrime e non piangere, se mi ami:
 il tuo sorriso è la mia pace.

Ciao, Tattalina! TVB


martedì 25 novembre 2014

Lettera a una donna che...

Leggo, taglio, copio e incollo questa lettera, pubblicata su Huffighton Post oggi, 25 novembre, Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Buona lettura



Lettera a una donna vittima di violenza
Pubblicato: 25/11/2014 11:56 CET Aggiornato: 2 ore fa

Cara donna,
non posso nemmeno immaginare quello che stai passando, il dolore e l'amarezza che vivi nel profondo, le ansie e i timori che provi troppo spesso, le sofferenze che inondano la tua mente e il tuo corpo. Ho conosciuto così tante donne vittime di violenza domestica da sapere che è molto difficile mettersi nei loro panni ma che è molto importante provare a farlo.
Forse ti stai chiedendo se sei una vittima di violenza. A volte non è semplice rendersi conto di alcune cose, nonostante siano molto gravi, e ci convinciamo che quello che pensiamo non sia la verità. Se hai dubbi, è quasi certo che tua sia una vittima di violenza perché come dice il detto "Quando si sente il rumore del fiume, c'è l'acqua". Ad ogni modo, se non sei sicura puoi leggere qualche articolo come questo, dove possono darti le informazioni che certamente ti servono, però la cosa migliore è chiamare il 1522 (numero antiviolenza del governo italiano, ndr), una linea della quale sicuramente hai sentito parlare e dalla quale ti potranno dare informazioni e aiutare.
Oggi, però, ti scrivo una lettera per parlarti di qualcosa di molto concreto: l'amore. Sicuramente c'è chi pensa che una donna come te non abbia affatto bisogno di sentir parlare d'amore perché ha bisogno di aiuto per uscire dalla sua situazione... dimenticandosi degli uomini e dell'amore. Probabilmente anche tu stai pensando che se sei arrivata a questo punto è per colpa dell'amore, che non avresti mai dovuto innamorarti e che l'ultimo dei tuoi pensieri è leggere storie di coppie e d'amore. Tuttavia, se un giorno avrai voglia di leggere queste righe, oggi ti scrivo una lettera sull'amore.
L'amore è felicità e può crescere soltanto se ci provoca più sorrisi che lacrime. Senza il benessere e l'allegria che stanno alla base dello stare con il tuo compagno, la relazione si tinge di colori grigi e tristi. Naturalmente nelle relazioni non tutto è perfetto, ci sono litigi, errori e qualche volta si soffre un poco per amore. Ma la sofferenza e il dolore non possono essere le caratteristiche principali di una relazione. L'amore è amore soltanto se sei felice, altrimenti è qualcos'altro. Quello che ci fa male non è mai amore.

L'amore deve portarci a voler molto bene all'altro, ma anche a noi stessi. Amore non significa soltanto amare una persona, significa amare molto quella parsona a partire dall'amore che nutriamo nei nostri confronti. Se una relazione non ci porta ad amarci di più e ad avere una opinione migliore di noi stessi, allora qualcosa sta andando storto. Il nostro compagno deve stimarci, abbiamo bisogno di avere fiducia in lui e sapere che ci ama sempre, che ce lo dica e ce lo dimostri.
L'amore ci rende più liberi. Sapere che qualcuno ci ama per come siamo, con le nostre qualità e i nostri difetti, ci dà sicurezza. E quando abbiamo questa sicurezza tutto è più facile e non è importante stare tutto il giorno insieme, anzi. Una coppia felice è quella che sa godere della vita quando l'altro non c'è. L'amore non è dipendenza.
Sicuramente stai pensando che il tuo compagno non sbaglia sempre, non è sempre violento o aggressivo, non ti insulta tutti i giorni, né ti disprezza o ti picchia continuamente. Ma non serve dire una cosa e poi il suo contrario, o dire qualcosa e fare l'opposto, l'amore non è una lotteria dove non sappiamo se arriva un premio o una punizione. Non c'è niente di più pericoloso di quando ci danno una volta la carota e una volta il bastone, perché ci fa vivere nella sofferenza continua, nel perdono costante e nella eterna speranza che quella persona possa cambiare.
Ti meriti l'amore. In primo luogo ti meriti di volerti bene, dovresti amarti totalmente. Magari ora non ti piaci, hai scarsa fiducia in te stessa, credi di non valere molto, ma questo non è vero. Sei una donna meravigliosa per il semplice fatto di esistere, di essere nata. Il nostro valore personale non dipende da quello che ci circonda, e nemmeno dai nostri errori e dai nostri difetti. Non c'è niente di meglio che l'amore per se stessi, e probabilmente a causa della sofferenza hai smesso di prestare attenzione e dare affetto alla persona più importante del mondo: tu.
In seconda battuta ti meriti l'amore della gente che conosci, delle persone che ti sono state accanto in passato o che conoscerai nel futuro. È certo che ci sono persone che ti vogliono bene, ma la persona che ora è il tuo compagno sta impedendo che tu possa sentire il calore del loro affetto. Non importa se hai perso i contatti con le persone che sono o sono state importanti nella tua vita, e non importa nemmeno se qualcuno ti ha tradito. Ti meriti di godere dell'affetto e dell'amore incondizionato dei tuoi.
Terzo: meriti che qualcuno ti ami come tu sai e puoi amare. Che qualcuno ti ami senza dolore, liberamente, che aumenti la tua autostima e che non alterni la carota con il bastone. Ti meriti un amore felice anche se non vorrai mai più fidanzarti né condividere la vita con qualcuno. È vero, se ami te stessa e c'è gente che ti ama, non hai bisogno di nient'altro. Ma te lo meriti comunque.
Un abbraccio da parte di una persona per la quale sei importante e che desidera tu sia felice.